Tavignano

Le Doc

VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI

Viene prodotto esclusivamente nelle zone collinari al centro della provincia di Ancona e in un’area ristretta di quella di Macerata (dove si collocano le colline di Tavignano), e con uve di Verdicchio in purezza o in percentuali pari ad almeno l’85%. La produzione massima consentita arriva a 140 quintali di uva per ettaro per la DOC comune, ma i vigneti di Tavignano si aggirano solitamente tra i 60 e i 100 quintali di uva, in relazione all’andamento climatico dell’annata. Nel 1968 il Verdicchio dei Castelli di Jesi ottiene la DOC e nel 2010 la DOCG per le versioni Riserva e Riserva Classico, menzione destinata esclusivamente a quei vini invecchiati almeno 18 mesi, dei quali almeno 6 in bottiglia, e provenienti dalla zona di produzione più antica, nei territori dei comuni lungo il fume Esino.

ROSSO PICENO

Rosso Piceno esiste dal 1968 e a partire da quel momento in poi si è cominciato ad assistere a una progressiva crescita in termini di qualità generale. Se storicamente il territorio Piceno è sempre stato associato a produzioni abbondanti quantitativamente ma non altrettanto importanti dal punto di vista qualitativo, negli ultimi decenni, complice anche una drastica riduzione dei volumi produttivi su scala nazionale, sembra aver preso piede una nuova tendenza votata alla differenziazione e alla ricerca di una qualità sempre maggiore. Ma il Rosso Piceno è un vino dall’antica e nobile tradizione, tanto da essere già famoso al tempo dei romani. Tutto iniziò quando nel corso del I millennio a.C. i Piceni, una tribù italica probabilmente proveniente dall’attuale Umbria, si stabilì nelle basse Marche, cui diedero il nome. In seguito, a partire dal III secolo a.C., i contatti con i Romani si fecero sempre più intensi fno alla totale “romanizzazione” del popolo piceno. Risalgono proprio a questo periodo, grazie alle cronache degli storici romani Catone e Polibio, le prime testimonianze scritte di una già fiorente viticoltura praticata in questa regione e di notevoli quantitativi di uva importati fino in Gallia. È lo stesso storico Polibio, inoltre, a citare per la prima volta il “vino dei Piceni”, lontano antenato del Rosso Piceno e molto apprezzato dalle truppe di Annibale. Un aneddoto in particolare racconta che queste, in marcia verso Roma, stanche e malandate, avrebbero approfttato di una sosta in terra picena per ritemprarsi con abbondanti libagioni e massaggi a base di vino rosso invecchiato. L’area di produzione si estende dalla zona di Ascoli Piceno fino alle colline tra i paesi di Arcevia e Senigallia, mentre i vitigni cardine sono il Montepulciano, per almeno un 35%, ed il Sangiovese, per almeno un 15%, la cui somma deve costituire almeno l’85% dell’uvaggio. Il disciplinare ammette una produzione massima che può arrivare a 130 quintali di uva per ettaro, ma i vigneti di Tavignano si aggirano in media tra i 60 e gli 80 quintali in base all’andamento stagionale.