
La grande innovazione affonda le sue radici nella storia e ogni grande storia ha bisogno di una dimora dove vivere.
La nostra bella e ventilata Tenuta gode di 230 ettari di terreno, dei quali 30 sono riservati al vigneto, suddiviso al suo interno in base alle varietà:
17
Ettari di verdicchio
1
Ettaro di passerina
4.5
Ettari di marche rosso
3
Ettari di sangiovese
2.5
Ettari di lacrima
1
Ettaro di cabernet sauvignon
1
Ettaro di merlot


Divisi in due blocchi, troviamo sul versante aziendale che guarda verso l’Appenino, i vitigni a bacca bianca, mentre sul versante che guarda il mare i vitigni a bacca rossa.
I vigneti sono la linfa vitale della Tenuta e per facilitarne la longevità abbiamo innestato sesti d’impianto non eccessivamente fitti.
Tra il blocco dei bacca bianca, è annoverato il Verdicchio, che si estende lungo la costa di terreno orientata da Sud verso Est. Nel tratto di terra che si affaccia sul fiume Musone, sorge la zona del Misco, che prende il suo nome proprio dall’antico nome latino del fiume, “Miscus” e dà vita alle selezioni migliori di Verdicchio, esprimendone al meglio i complessi caratteri del vitigno e il suo potenziale di longevità.
Il blocco di bacca rossa si distingue, oltre che per il suo colore, anche per una maggiore presenza di scheletro nel terreno, caratteristica peculiare fortemente legata al fatto che in passato, dove ora sorgono vigneti, giaceva una cava di pietra.

GESTIONE AGRONOMICA DEI VIGNETI
Come per la grande maggioranza del Centro Italia, i suoli nella Zona dei Castelli di Jesi sono suoli a medio impasto, un misto di sabbia e gesso. Ci sono però delle lingue calcaree che attraversano il terreno, facilmente riconoscibili, quando il terreno è spoglio, essendo la Zona circostante stata un vecchio letto di un fiume, che donano la tipica mineralità ai Nostri vini.
Per quanto riguarda la gestione agronomica, cerchiamo di fare tutto il possibile per far sì che lavorino le piante, seguendo il proprio ciclo senza interazioni importanti con l’ uomo e altri agenti. Rispettiamo quindi quello che è il ciclo vitale, cercando di indirizzare le piante ad essere autonome nella ricerca dei nutrienti. Cerchiamo di immettere nel terreno sostanze organiche derivate da altre piante, creando biodiversità e ridonando al terreno ciò che gli viene tolto, mediante le varie azioni lavorative di gestione. Quindi il tutto è rivolto ad avere un terreno sano, che si auto completi ed auto nutra, e dia nel rispetto del tempo atmosferico e del luogo in cui si trova, la migliore espressione del frutto che esso produce.
Nella fase di cura del terreno e del suolo in cui sono impiantate le nostre vigne, grande ruolo lo svolge il Sovescio. Questa è una Pratica di semina di elementi che favoriscono l’ autogestione di un terreno. Quando tutto ciò che è stato piantato è in fiorescenza, si hanno diverse alternative. Nel Nostro caso, nei filari dei Nostri Rossi piantiamo il favino che successivamente viene interrato vista la sua azione azoto fissatrice, fa sì che la terra rimanga soffice e che le radici riescono ad assorbire l’ azoto dal sovescio creato. Per quanto riguarda i Nostri Bianchi, invece, seminiamo un mix di leguminose, e graminacee che vengono trinciate e lasciate in superficie ed hanno un’azione termo isolante ed inoltre tendono a soffocare la zona sottostante, impedendo quindi alle infestanti di proliferare. In sintesi, cerchiamo di capire cosa manca al terreno davvero e in base a quello seminiamo un miscuglio o una singola varietà.
Altra pratica fondamentale è quella del minor passaggio possibile sul terreno, perché se questo viene smosso diventa asfittico ovvero più viene calpestato, più passaggi vengono effettuate con le macchine, più il terreno si comprime, quindi non c’è più circolazione d’aria, e questo fa sì che ci sia meno vita nel sottosuolo.
Tutte le fasi di cura della Vite vengono svolte con grande attenzione e rispetto e soprattutto manualmente. A partire dalla potatura, che avviene tra fine Dicembre e gennaio, visto che la vite tende a portare durante questo periodo tutte le sostanze nutritive alla base, quindi verso le radici, come protezione, per poi riportarle agli estremi nella fase vegetativa, quindi a partire dalla primavera, per donare la linfa e i nutrienti alle sue estremità.
Passando alla legatura, tra fine Febbraio e Marzo, cioè quando la linfa inizia a circolare nella pianta, andando ad irrorare gli estremi, il Capo a frutto lasciato nella fase di potatura viene legato e direzionato nelle guide della palizzata della vigna, così che continui a crescere secondo il sistema impostogli.
Sfogliamo agli inizi di Giugno, in maniera delicata, e consideriamo ogni singolo caso, infatti nel caso del Verdicchio tendiamo a tenerlo più protetto e quindi sfogliamo meno, nel caso invece del Marche Rosso tendiamo a sfogliare di più essendo un vitigno particolarmente resistente agli agenti atmosferici. Più in generale, si sfoglia per far si che i frutti si inizino ad abituare alla luce del sole, per arrivare pronti al periodo di maggiore assolazione e per favorire il passaggio dell’ aria tra le vigne, che previene l’ umidità quindi tutte le formazioni fungine, e gli attacchi di batteri. Questa operazione va ripetuta in base all’ andamento della stagione, quindi si valutano diverse situazioni e si agisce in base a ciò che la pianta richiede. Fino a cimare le piante che altrimenti continuerebbero a cercare la luce e a cercare di arrivare ad essa, quindi per lo stesso discorso si cerca di non disperdere le energie e nutrienti, controllandone la crescita, fino alla raccolta, manuale, in cassette, con vari passaggi, per cercare di raccogliere il frutto, nel suo momento di maggiore splendore, nella sua massima espressione e portarlo nelle Nostre cantine, intatto e succoso.




