CURA E PASSIONE

LA TERRA

La terra è la nostra grande casa ed è nostro primario obiettivo conservarla. A ragione di ciò abbiamo sempre adoperato tecniche di gestione del vigneto a basso impatto ambientale, attraverso un monitoraggio continuo dello stato sanitario delle viti e interventi di difesa eseguiti solo in caso di estrema necessità. La raccolta dell’uva viene effettuata nelle ore più fresche della giornata in piccole cassette, al fine di preservare l’integrità della stessa fino all’arrivo in cantina.

CURIOSITÀ

A tal proposito, è di enorme fascino un’ antica leggenda tramandata di generazione in generazione fino ai giorni odierni. Si narra che in un tempo remotissimo, nelle assolate contrade del sud, la vite fosse una semplice pianta ornamentale, rigogliosa nel suo fogliame d’un verde splendente, ma assolutamente incapace di produrre fiori e frutti.

Una primavera di tanti secoli fa un contadino, accortosi di quanto quella pianta facesse ombra ai terreni seminati, decise di potarla drasticamente per ridurne il più possibile la chioma.

Pochi rami, corti e nodosi, sopravvissero ad un trattamento così energico. La verde e frondosa pianta era ormai ridotta all’ombra di se stessa. Vistasi così orrendamente mutilata, la vite iniziò a piangere lacrime di amaro sconforto e sofferenza. Un usignolo che al tramonto soleva rifugiarsi fra il suo verde fogliame la vide in quello stato, ebbe pietà di lei e le disse: “Non piangere…ora canterò per te e le stelle certamente si muoveranno a compassione”.

Svolazzò fra quei poveri rami monchi, si posò con le sue zampette su uno di essi e al calar della notte lasciò che il canto più soave sgorgasse dalla sua tenera ugola. Così fece per dieci notti di seguito. Quelle note vibranti di sentimento ebbero la forza di smuovere il cielo. Le stelle, commosse, fecero così discendere un po’ della loro energia sulla povera pianta mortificata dalla mano dell’uomo. La vite si sentì fremere in ogni sua fibra e le parve come se una nuova linfa fosse giunta a darle vigore. I nodi dei suoi rami si gonfiarono, le gemme si dischiusero e le verdi foglie si offrirono al lieve alito del vento, mentre teneri riccioli verdi, i viticci, si fletterono verso l’usignolo avvolgendogli le piccole zampe in una muta carezza. Le sue lacrime, belle come perle d’oriente, si trasformarono un po’ alla volta in tanti piccoli succosi acini e, al sorgere del sole, già pendevano dai rami i primi grappoli d’uva. Ritrovato il suo antico aspetto, la vite s’accorse però di non essere più una sterile pianta: dai suoi rami spuntavano frutti che possedevano la forza delle stelle, la dolcezza del canto dell’usignolo e la luminosa grazia delle splendide notti d’estate.